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origine della moneta in italia 331

quella erano pagati i loro stipendi, non essendo supponibile che Annibale in una guerra così agitata, combattuta su territorio straniero e coll’esercito continuamente in moto, potesse sempre coniarne.

Dagli storici antichi non è facile arguire con precisione in quali epoche ebbero corso siffatte monete, poiché essi sono discordi, ed i passi che si riferiscono alla moneta, sono stati più volte citati in appoggio di tesi disparate. Vi è però un documento al quale possiamo prestar fede, ed è la legge delle 12 tavole, pubblicata dai Decemviri che entrarono in carica nell’anno di Roma 304 (450 av. C), colla quale fu stabilito che le contribuzioni e le multe fossero pagate in moneta metallica, anziché in natura, calcolando dieci assi una pecora e cento un bue.

La tradizione romana faceva Numa autore dell’aes rude poiché alle due corporazioni di artefici che lavoravano l’oro e l’argento, egli ne aggiunse una terza dei fabbri del rame, e riteneva Servio Tullio autore dell’aes signatum. Abbiam visto che l’aes grave fu introdotto dai Decemviri, e non vi sono finora argomenti che combattano seriamente queste tre epoche1.

Se però possiamo prendere come base di partenza l’anno 450 av. C. per l’introduzione in Roma dell’aes grave, bisogna necessariamente riportarne l’introduzione in Etruria ad un’epoca alquanto anteriore, poiché non si può a meno di riconoscere che l’aes grave di Tarquinia e quello ovale rinvenuto a Vulci, siano più antichi di quello romano.

Non sembrerà dunque esagerazione l’affermare che gli Etruschi incominciarono ad usarlo al principio del

  1. Garrucci, Le monete dell’Italia antica, pag. 2 e 14. Roma, 1885,