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A Vulci fu rinvenuto un vaso di terra contenente insieme, l’aes rude in pezzi informi di bronzo del peso da un’oncia ad una libbra, l’aes signatum in pezzi rettangolari interi od in frammenti e l’aes grave nella forma ovale.

Spessissimo poi si ritrova l’aes rude in tombe antiche specialmente etrusche, e lo si può vedere in quelle trasportate intatte nel museo di Bologna. Il pezzo di bronzo è vicino alla testa del cadavere.

Farmi dunque che, anche non volendo prestar fedi agli antichi scrittori che pure parlano dell’uso del bronzo in natura, non si possa mettere in dubbio che esso abbi i servito in Italia come moneta primitiva che si scambiava, pesandolo, con altri oggetti; ed a Vicarello ed a Vulci lo abbiam visto fare l’officio di moneta, misto a monete propriamente dette.

Vi è chi afferma che l’aes rude non abbia mai avuto corso come moneta, ma che sia stato adoperato solamente per gli usi sacri, perchè si rinviene anche in tombe appartenenti ad epoche in cui la moneta coniata era subentrata alla fusa e perchè fu adoperato per offerte alle divinità in tempi ugualmente posteriori alla sua origine; e si citano in prova le offerte di aes rude fatte dai soldati di Annibale al tempio della dea Feronia1 (544 di Roma, 210 av. C). Ma ciò dimostra soltanto che per gli usi sacri si continuò ad adoperare per lungo tempo la moneta primitiva; che, del resto, a Vicarello si è trovata ogni sorta di monete offerte alla divinità del luogo, e probabilmente i soldati di Annibale offrirono aes rude alla dea Feronia, perchè non avevano altra moneta e con

  1. Livio, lib. XXVI, cap. XI.