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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/29

26 francesco gnecchi


Il Prof. Milani — e quì mi spiace di non trovarmi d’accordo con chi naturalmente considero quale maestro, — è invece dell’opinione che il Contrassegno comechè privato e segreto abbia potuto adoperarsi nei due casi, ossia tanto per le monete crescenti come per le calanti, e anzi trae la prova di tale principio dall’arguta osservazione dei Contrassegni sulle monete del ripostiglio di Roma.

Ecco le sue parole “Considerando nel nostro elenco i marchi simbolici più comuni in rapporto coi rispettivi pesi, par quasi di sorprendere il significato intrinseco dei medesimi; imperocché si osserva che al segno unico del cuneo corrisponde regolarmente con due leggere eccezioni, un peso inferiore al piede normale neroniano (gr. 3,41); mentre alle lunule non accompagnate dal cuneo, corrisponde regolarmente, senza eccezione, un peso superiore a quello legale. La lunula crescente è una delle contromarche più antiche, e si mostra tanto appropriata a indicare di sua natura un peso crescente, quanto il cuneo a indicare un peso decrescente, ossia calante. Le tre monete contromarcate con i due cunei, del peso di gr. 3,55-3,38-3,50 non farebbero eccezione, potendosi spiegare la duplicazione del cuneo come un segno di correzione in una ulteriore verifica”. (Op. cit., pag. 63).

In una lettera recentissima poi, in cui gentilmente mi comunicava alcune sue osservazioni, di cui feci tesoro, sull’argomento, lo stesso prof. Milani, confermandomi l’opinione sua sul duplice scopo del Contrassegno, mi scriveva: “Nella fluttuazione monetaria dell’argento, quante volte i banchieri, che avevano già riscontrato e pesato un pezzo calante”