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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/271

256 bernardo morsolin


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Ora rimarrebbe a definirsi il tempo, in cui s’ebbero a coniar le tre medaglie. L’Armand ha notato che i millesimi, i quali s’incontrano in alcune delle medaglie, da lui illustrate, del Pomedello, sono il 1519 e il 1527. Reca cioè il 1519 la medaglia in onore di Stefano Magno, patrizio veneziano; recano il 1527 le medaglie in onore di Giovanni Emo e di Tommaso Moro, l’uno podestà e l’altro capitano di Verona. Ma chi vorrebbe dire, come sembrerebbe pensare l’Armand, che il Pomedello s’esercitasse nell’arte dei conii entro quel solo periodo? Badisi che il Moro e l’Emo furono rettori di Verona; e che non vi può esser dubbio, mi pare, che il 1527 segni un anno diverso da quello, in cui i due magistrati durarono nella magistratura. Quanto poi al Magno, che aveva esercitato l’ufficio di podestà nel 1527 in Treviso, è a credere ugualmente che il 1519 fermasse l’anno o d’una promozione, o di qualche nobile ufficio, commessogli dalla Signoria. Va pertanto da sé che i due millesimi non possano determinare i confini, entro i quali lavorava l’artefice veronese. Ch’egli del resto vivesse ancora dopo il 1527, lo attestano, non fosse altro, le incisioni, segnate dal monogramma, comune a parecchie delle medaglie, e dell’anno 1534. E se nel 1519 era già provetto nell’arte de’ coni, come si può argomentare dalla medaglia in onore del Magno, perchè non vorrassi concedere che ne battesse prima la via, per la quale doveva salire a tanta perfezione? L’Armand stesso nell’illustrare la medaglia in onore di Carlo V avverte ch’essa doveva coniarsi tra il 1516 e il 1519,