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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/256


giacomo bannissio 243


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Ma il leone, conculcato, può anche porgere argomento a congetture di fatti più particolari e più definiti. Le non molte notizie, che mi fu dato raccogliere del Bannissio, non escono da quel periodo in cui si son combattute le battaglio, suscitate dai Collegati a Cambrai. È il periodo fortunoso, in cui lo zelante Dalmatino fungeva da segretario di Massimiliano. Dalle lettere e dalle informazioni, che rimangon di lui, appare ch’egli accompagnasse talvolta in Italia l’Imperatore medesimo, o vi prendesse, per lo meno, il più vivo interesse a’ singoli avvenimenti. Potrebbe cogliere pertanto nel segno chi nel rovescio della medaglia intravedesse un’allusione all’insieme delle vicende fortunose di quel memorando periodo; o meglio ancora un’allusione alle lotte, per le quali Massimiliano, in onta anche a’ disastri toccati, riputavasi d’aver ridotto agli estremi la Repubblica di San Marco, raffigurata nel leone conculcato e svigorito. E più forse che al complesso de’ fatti, l’allusione s’attaglierebbe, mi sembra, a un avvenimento particolare: s’attaglierebbe cioè alla giornata, combattuta alla Motta, una piccola terra a quattro miglia da Vicenza, il 7 ottobre del 1513. È la memoranda giornata, in cui l’armi venete toccarono quella tremenda sconfitta, che gli storici tutti imputano non sai più se all’imprudenza o all’imperizia dell’Alviano, a cui la Signoria aveva commesso il supremo comando dell’esercito veneto. Oso dir questo, non essendomi ignoto che l’accordo degli storici era prevenuto dal giudizio del Bannissio, che in quella rotta aveva veduto e pronosticato nient’altro che