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vite di illustri numismatici italiani 149

maggior agio a frugare nelle biblioteche di cui andavano doviziosi i conventi dell’Ordine, intraprese la scoperta di preziosi codici che ivi erano giaciuti fino allora inesplorati, ne corresse e ne diede in luce parecchi. Nel 1766 allargando le sue indagini alle cronache e ai documenti d’ogni genere, ne faceva oggetto delle sue meditazioni, infondendo nuova vita agli studi letterari, con erudite pubblicazioni che riscuotevano il plauso universale dei letterati e dei dotti. Recatosi per diporto in patria ordinò la libreria del suo convento di Busseto, e ne compilò il Catalogo. Simili cure estese alle biblioteche dell’Ordine, in Bologna e Ferrara. Maturo di studi e ricco di svariate cognizioni, concorse alla cattedra di filosofia nel convento di Parma. Allora appunto nel 1768, per la caduta de’ Gesuiti, era rimasta vacante quella di Guastalla; a questa, per le raccomandazioni del celebre Padre Paolo Maria Paciaudi, fu eletto professore l’Affò. In quell’anno stesso l’Affò diede in luce il suo Dizionario della poesia volgare; poco di poi, avendo scoperto fra i codici di Santo Spirito in Reggio, un antico manoscritto di Angelo Poliziano, l’Affò ridotta la famosa tragedia dell’Orfeo alla sua genuina integrità e perfezione ne curò la stampa dottamente illustrata. Dimorando in Guastalla richiamò a nuova vita l’Accademia degli Inesperti, ivi fondata più d’un secolo prima, e per l’amore del luogo, datosi alle ricerche erudite intorno a quella città, scrisse dell’origine e della storia di Guastalla, dell’antichità della sua Chiesa e della zecca ivi aperta dai Gonzaga. Nel 1773 il Paciaudi, ammiratore dell’ingegno e della dottrina dell’Affò, propose al Duca Filippo di Borbone la nomina del padre Ireneo a bibliotecario della Parmense, ma alla caduta del ministro Dutillot, il Paciaudi abbandonata Parma, si ridusse a Torino, non cessando di mantenere coll’Affò, una corrispondenza continua ed affettuosa. Non trascorsi però cinque anni, richiamato il Paciaudi dal Duca insistendo egli nella sua proposta, l’Affò ottenne l’ambito posto di Vicebibliotecario. Nel frattempo l’Affò non aveva intralasciato le sue pubblicazioni, che si succedevano l’una all’altra, e fra queste, come più notevoli o interessanti, la vita