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compendio storico di quindici zecche italiane 479

avvegnacchè trovasi frammischiata ad altre nei capitoli di un appalto nel 14021; e che per la morte di quel principe, caduta in quell’anno, non potè sicuramente effettuarsi. In debole grado fu riaperta da Filippo Maria, tanto come conte principesco di Pavia nel 1402 suddetto, che come duca di Milano, dal 1412 al 1447; per la qual cosa rare sono le monete di tal fatta, pubblicate però tutte dal Litta2.

A questo punto mi si concederà di notare di volo, che la Zecca di Pavia diede segno momentaneo di vita all’estinzione della dinastia viscontea nel predetto anno 1447, in cui si disciolse il ducato di Milano, ed ogni città alzò bandiera sua propria, con una monetina erosa inedita, (danaro, 1/12 di soldo) coperta di puri emblemi municipali indipendenti: (Bustino di S.Siro: S. SIRVS. — Crocetta: COMVNITAS PAPIE); da me veduta nel Museo Taverna3. Menzione ne ho voluto fare, per riputarla isterica di molto, in quanto insegna, che l’antica affezione e l’ossequio all’impero erano venuti meno nell’animo di quella popolazione.

Fin qui non altro che argento e biglione era stato coniato dalla sua origine, che dicemmo gotica. Ma dopo che Francesco I Sforza, aspirando al trono

  1. Argelati, Vol. III, pag. 59.
  2. Nel 1887 il citato Cav. Brambilla pubblicava un Fiorino d’oro di Filippo Maria Visconti con comes papie, recentemente scoperto (Vedi Saggio di Bibliografia citato). (F. ed E. G.)
  3. Vedi Brambilla (op. cit.), Tav. II di suppl. N. 6. L’autore cita appunto questa moneta, comò esistente nel Museo Civico di Milano, del quale entrò a far parte la collezione Taverna. Troviamo solo una differenza nelle leggende dei diritto citato dai due autori. Mentre il Mulazzani vi lesse semplicemente: s. sirvs, il Brambilla, nel disegno rappresentato, dà la leggenda s. sirvs, papie, che corrisponde perfettamente a quella della moneta esistente nel detto Museo.

    (F. ed E. G.)