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478 giovanni mulazzani

e copulare se ne potrebbero ancora, ed il conte Carli comprovò la rinomanza di cui godettero nel medio evo.

Io non sono da tanto per addossarmene l’impresa non possedendo che ben pochi di quei nummi antichi; né agio avendo di consultare sul luogo i documenti necessarii all’uopo. Sono quindi costretto benché in altro tempo ne abbia avuto il prurito1 di traversare inosservati nove secoli, dal VI al XIV (in ciò seguendo d’altronde il mio proposito) e di portarmi all’epoca in cui la Zecca di Pavia, scaduta dalla dignità imperatoria, diede fuori, con guadagno dell’onore nazionale, nummi improntati del nome dei Signori di casa Visconti. Questo avvenimento verificossi nel governo del secondo Galeazzo, fra il 1354 e 1378; poiché, sebbene la città fosse stata conquistata da Matteo I fino dal 1315, né questo principe né gli altri suoi discendenti che gli succedettero, usarono della facoltà sovrana di battere moneta. Il famoso Conte di Virtù, figlio di Galeazzo II predetto, la tenne inoperosa, in errore essendo caduto il conte Carli che nominò una moneta il pegione2, siccome fabbricata in quella Zecca

  1. Sono 18 anni dacché, avendo avuto l’onore di fare la conoscenza col signor Marchese Luigi Malaspina di Pavia, chiarissimo letterato, fui richiesto della mia opinione su di una moneta antica di quella Zecca da esso posseduta, appartenente ad un Arrigo, al che mi prestai, scrivendo una Memoria. Pago essendone rimasto, anche per il giudizio che gliene diede il Conte C. O. Castiglioni, mi pregò di aiutarlo a fare una collezione di monete patrie, che aggiungere voleva al generoso legato dol suo palazzo, ricco di monumenti antichi longobardici e della copiosa galleria di quadri e singolarmente di stampe, alla sua città natale. Io ne avevo contratto l’impegno, e mi ero inoltre esibito di corredarle d’illustrazioni analoghe, locchò infino mi avrebbe condotto a scriverne la storia, allorché nell’anno dopo fu colpito dalla morte.

    (Nota dell’A.)

  2. Volume I.