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354 giovanni mulazzani

Ma non meno importante che nei rapporti del bello, si è quest’ultima moneta per il marchio, che porta con sé dell’anno, proprietà singolare della numismatica moderna sopra l’antica.

Si aspetterà forse qualcuno ch’io qui abbia qualche poco a trattenere il mio lettore sulla denominazione e sul valore delle monete cremonesi. Ma il mio istituto, farò riflettere, non consente ch’io mi trasporti nelle ricerche economiche oltre i domestici lari, indagando i sistemi che furono altrove in vigore, a meno che non lo richiegga l’interpretazione di una moneta da noi fabbricata. Salterò perciò il periodo repubblicano, che precedette l’aggregazione di quel paese al nostro, e raggiungerò il punto in cui Cremona, diventò parte dello stato visconteo, volgendo l’anno 1334. In poche righe me ne sbrigherò, col dire che li nummi, che vi furono coniati da quei primi nostri signori, come dalla seconda dinastia, e così pure dal Fondulo, sono di quella specie, detta imperiale, che si coniava a Milano e che già conosciamo a lungo. I loro impasti e le loro gravità eguali ai nostri lo attestano, e lo persuadono la ragione e la storia, chiaro essendo che la moneta della metropoli e dei conquistatori doveva trionfare nelle provincie.

Perciò poi che la moneta imperiale ha dovuto farvisi dominante entro la prima metà del secolo XIV, se non esistette forse, come io credo, nel regime repubblicano; ognuno comprende che il conteggiar pure a terzoli vi si dovette render famigliare, quando mai non avesse prevalso in avanti per ragione dei mezzi denari, simile alla monetina nominata prima; li quali mezzi denari, oltre che sono nel mio scrigno, si mirano eziandio nei musei bene forniti. Anzi, questa foggia di contrattare volgare vi si radicò tanto, che ne scaturì la lira cre-