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compendio storico di quindici zecche italiane 353

pergamene patrie non tolgano l’oscurità inerente a corpi consimili di natura, se lecito è il dirlo, anfibia. Le probabilità sono frattanto per la regal sede antica dei re Goti e Longobardi, a motivo del mio fiorino, che domanda officina assai bene provveduta e addestrata, quindi vetusta; e perchè inoltre certi siamo, per due stampi ornati di busto del Patrono S. Siro, scoperti dal nominato celebre monetografo di Ferrara1, che in Pavia si lavorò moneta, per comando del Conte Francesco Sforza, decorata col suo nome.

A questa dubbiosa categoria appartengono pure altre monete in oro, argento e biglione del detto principe, fatto nostro duca nel 1450; nonché del suo successore Galeazzo Maria, divulgate da Muratori2 e da Bellati3; ed una di simil fatta, inedita, io posseggo da vedersi al competente posto.

Un estremo segno di vita, indubitato ed onorevole, diede la Zecca di Cremona sotto l’ultimo duca Sforza, in tempo che, perduta Milano, toltagli dagli imperiali nel 1526, erasi ricoverato in quella città, per un nummo che vi fu battuto coll’effigie del Patrono S. Omobono e coll’anno 1527 scolpitovi sopra4.

Il più bel pezzo è questo che si ha dell’officina di cui trattiamo, e non è da stupirne, come che sorto nell’età avventurata delle arti. Li precedenti, che abbiamo enumerati, o si risentono della rozzezza del secolo XII e XIII, o di vero pregio d’incisione mancano, se s’intende di quelli che al XV si devono ascrivere.

  1. Ivi fig. 3, 4.
  2. Figura 16 del supplemento.
  3. Figura 21, 22, 24, 25.
  4. Questo tipo esiste in oro e in argento. (F. ed E. G.)