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352 giovanni mulazzani

intorno; Dvx Mli. ac Cremone D. Una tale paleografia sembra togliere la supposizione che sia di Giovanni Galeazzo Sforza, vissuto fra il 1476 e 1494, dopo che le lettere romane avevano ripreso nel 1474, nella numismatica nostra patria, il posto sulle gotiche così dette, a meno che, trattandosi di recentissima innovazione, addebitare non se ne volesse l’ignoranza provinciale.

Per breve tempo risorse la Zecca di Cremona, allorché Gabrino Fondulo s’impadronì di quella città, coll’uccisione proditoria di un Cavalcabò, che nella decadenza dell’impero della Vipera, avvenuta alla morte del terzo Galeazzo Visconti, n’era stato gridato Signore: due diversi impronti ne sortirono col nome di quel masnadiere1.

Rimasta nuovamente oziosa, nei molti anni del governo di Filippo Maria, è incerto se sia stata riaperta da Francesco Sforza, quando nel 1447 padroneggiava prima di salire il trono d’Insubria, Cremona e Pavia, la prima per dote avuta da Bianca Visconti, figlia di quell’ultimo principe della nostra prima dinastia, l’altra per sommessione. Due distinti conii io conservo, inediti, in oro e biglione, portanti iscrizione medesima di Comes Franciscvs, Comes Papie ac Cremonae Dominvs, ed un terzo fu pubblicato da Bellini2. Il nome trovandovisi sopra di città dotate egualmente del privilegio di Zecca, né alcun segno municipale essendovi di un paese che dell’altro, ognun vede che il giudizio pende dov’è che abbiano avuto i natali, e penderà finché gli eruditi di ambedue le città con

  1. Il P. Tonini (op. citata) dà il disegno di cinque monete di Grabrino Fondalo, oltre quella che porta il titolo di Marchese di Castelleone. Un’altra fu pubblicata nel 1882 da Vincenzo Promis.

    (F. ed E. G.)

  2. Dissert. 1767, pag. 106, fig. 2.