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compendio storico di quindici zecche italiane 339

parve dall’officina milanese, come da qualunque altra italiana, finché Federico II colle sue Augustali di Brindisi mischiate di rame, e poco dopo le libere città di Firenze, di Genova, di Venezia ed altre, fra le quali noi pure, non lo riprodussero, con più senno, immacolato nei loro famosi fiorini e ducati che fecero perciò meritamente il giro del mondo, essendo stati rinvenuti sparsi in Asia dai Portoghesi. Seguitarono per due secoli il nobile esempio tutti li principi d’Italia, che si erano elevati sulle rovine della libertà, finché non vennero gli stranieri a contaminarlo coi loro scudi d’oro semplici e doppi. Dopo Francesco I, Re di Francia, che introdusse l’abuso, i monarchi spagnuoli non fabbricarono che monete scadenti per quasi 1/10 di lega. Ricomparvero ai tempi di Maria Teresa e di Giuseppe II i prelibati fiorini e ducati de’ bassi tempi col nome di zecchini che acquistato avevano nel 1600, allorché l’oro puro si trovò di nuovo improvvidamente, cred’io, proscritto dal sistema decimale dei giorni nostri, derivatoci dalla Francia; nel qual sistema noto è, che a 0,900 di puro metallo, impastate sono indistintamente le nobili e le nobilissime monete.

Argento: Assai avendone parlato indietro, sarò breve in questo luogo. Dei Goti, rimarcai di sopra, che non abbiamo conio alcuno; privi siamo pure dei longobardici, dei quali esistono alcuni esemplari di fabbrica moderna, anzi di non molti anni fa, essendo di quelli che accreditarono gl’imperiti e gli impostori da me benissimo conosciuti. Con Carlomagno ebbe la nostra Zecca, si può dire, la sua vera e splendida vita, per li copiosi denari di ottimo argento, fabbricati da quell’Augusto e dai successori di sua casa per due secoli. Durante le contrastate dominazioni, che accaddero all’estinzione dei Ca-