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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/186


appunti di numismatica romana 169


Dei tre tipi ora descritti, Eckhel conobbe solamente l’ultimo e la relativa restituzione, il che spiega come sull’Horatia non abbia assegnato quello anepigrafe, il quale non trovò la sua attribuzione se non in seguito alla scoperta della seconda restituzione, quella colla testina.

Non è poi improbabile che altre varianti possano esistere di questo denaro per essere nel rovescio talvolta scritto il nome di roma e talvolta forse omesso. Nel mio esemplare non c’è alcuna traccia di tale indicazione; mi parrebbe anzi che non vi dovesse essere, ma potrebbe anche darsi che tale mancanza risultasse dall’essere male coniata la moneta. Aggiungerò tuttavia che anche del tipo comune dell’Horatia posseggo un bellissimo esemplare a fior di conio in cui non appare alcuna traccia del nome roma.

Ma, lasciando da parte queste piccole varianti, la serie monetaria della famiglia Horatia va definitivamente completata coi tre tipi accennati.

Quanto all’epoca in cui queste monete furono battute, essa è molto incerta, e sconosciuto è il monetario che le fece coniare 1. Generalmente se ne colloca l’emissione verso il 264 a. C, il che serve a sostenere la non esistenza del denaro originario col nome COCLES, perchè effettivamente a quell’epoca remota le monete non portavano che simboli; ed è per la medesima ragione che si nega l’esistenza del denaro della Decia, colla leggenda DECIVS MVS conosciuto per la restituzione di Trajano, denaro che sarebbe presso a poco contem-

  1. «Quis fuerit ille ex ejus posteris (di Orazio Coclite) qui nummum hunc feriundum curavit, divinari nequit» Eckhel. Doctrina numorum veterum. Vol. V, pag. 225.