Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/106


il medaglione romano 89

l’eccezione. Con Severo Alessandro e con Gordiano, la mistura gialla ricompare più frequente. Nel IV secolo, infine, il metallo rossastro riprende il sopravvento nei medaglioni e vi domina quasi esclusivamente.

Oltre ai medaglioni di bronzo giallo, ed a quelli di bronzo rossastro, vi sono quelli bimetallici, vale a dire di bronzo rossastro con orlo d’ottone. Questa particolarità si è considerata come caratteristica pei medaglioni, e fu detto che con essa si volle appunto distinguerli dalla moneta corrente. Ma a questo si oppone il fatto che vi sono monete correnti senatoriali che presentano questa stessa particolarità. Un sesterzio di Elio Cesare, colle iniziali S • C (Gabinetto di Vienna) ne è l’esempio più antico. Altri sesterzi e medii bronzi di Settimio Severo, Caracalla, Geta, Severo Alessandro, e Massimino sono pure di due metalli e portano tutti le iniziali S • C. Certamente questi esempi non sono comuni, ma pure stanno a provare che la composizione bimetallica non è propria soltanto dei medaglioni.

Insomma i medaglioni seguono in tutto e per tutto le variazioni di metallo che si osservano nella moneta corrente, ciò che dimostra una stretta parentela fra essi, mentre sarebbero ingiustificate quello variazioni se i medaglioni fossero stati semplici medaglie secondo raccettazione odierna, e quindi indipendenti dalle norme prescritte per la monetazione.

Consideriamo ora brevemente la questione della grandezza, ossia del diametro dei medaglioni. Anche se si confrontano i pezzi maggiori di bronzo del peso di quasi 80 grammi coniati da Adriano, per esempio, coi semplici sesterzi dello stesso imperatore, si deve convenire che la differenza consiste assai più nello spessore che nel diametro del disco di metallo. I medaglioni si sarebbero potuti coniare molto più sottili e grandi, come lo si fece in realtà pei medaglioni d’oro sulla fine del secolo IV. Ma ai tempi dell’alto Impero si veggono medaglioni in cui lo spessore ed il diametro non sono in giusta proporzione fra loro.

E appunto a quei tempi, in cui l’arte era ancora in fiore, un disco più ampio avrebbe dovuto prestarsi maggiormente alla valentia dell’artista.