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414 giuseppe gavazzi


Ciò malgrado, il nostro Visconti passò alla storia col nome di Giangaleazzo per meglio essere distinto dal padre. E Giangaleazzo chiamerollo io pure, seguendo l’uso generalmente invalso.

Che Giangaleazzo Visconti debba aver coniato fiorini d’oro, risulta con certezza da un capitolo citato dal chiarissimo Autore delle Monete di Pavia1. Ne noto il seguente passo:

“Item quod Conductor (della zecca) possit et debeat fabricari facere florenos auri qui vocentur et nominetur Lombardi auri et qui sunt expendibiles pro soldis triginta duobus imperialibus pro quolibet floreno.”

Se dunque Giangaleazzo volle che a Pavia si coniassero fiorini del valore di soldi trentadue, che è appunto quello che avevano i fiorini al tempo di Bernabò e Galeazzo, è certo che alludeva alla stessa moneta. È più che probabile poi che ordinasse o meglio avesse già ordinato la coniazione dei fiorini d’oro anche per Milano.



    II Dominus Mediolani, etc. comes Virtutum imperialis vicarius generalis.
    Come duca.
    III. “Nel diploma CXCIX citato dall'Osio del 31 Agosto 1389, per la prima volta è scritto: .... magnifici et excelsi d. Johanis Galeaz Vicecomitis Mediolani, etc. comitis Virtutum imperialis vicarii generalis.”
    IV. “Johannes Galeaz dux Mediolani, etc. Comes Virtutum.”
    V. “Dux Mediolani, etc. comes Papie Anglerieque et Virtutum.”
    VI. “Dux Mediolani Papie ac Virtutum comes.”
    VII. “Dux Mediolani, etc.”
    VIII. “Dux Mediolani Papie Virtutumque comes ac Pisaram Senarum et Perusii dominus.”

  1. Brambilla, Monete di Pavia, pag. 389 in nota. — Dello stesso, Un ducato pavese o fiorino d’oro di Filippo Maria Visconti; in fine della memoria: Questo documento è dell’anno 1400.