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commemorazione di bernardino biondelli 247

stribuendole in sei periodi storici, assegnando al primo le monete dei Carolingi e successivi re d’Italia, al secondo quelle degli Imperatori germanici (Case di Franconia, di Sassonia, di Svevia, 290 anni), al terzo le monete autonoma della prima repubblica milanese comprendendo il governo dei consoli, e tutto il periodo Visconteo (fino a Filippo Maria, morto nel 1447, che fu l’ultimo della stirpe), al quarto le monete della repubblica Ambrosiana, degli Sforza e dei re di Francia (sino a Francesco II, morto nel 1535) e finalmente ai due ultimi periodi le monete dei re spagnuoli (da Carlo V a Filippo V, 1713) e quelle degli imperatori di Casa d’Austria (da Carlo VI a Francesco II) fino al trattato di Campo Formio (17 ottobre 1797).

Il sistema fondamentale di monetazione decretato da Carlo Magno per tutta la vasta sua monarchia, e ben presto introdotto anche in Italia, fu quello che regolò sempre pel corso di circa dieci secoli la monetazione della zecca milanese. Tale sistema fondato interamente sull’argento è prova, dice il Biondelli “della molto sapienza dalla quale furono dettate in generale le nuove istituzioni di quel Grande, essendo ormai pienamente dimostrati dalla ragione e dall’esperienza i difetti di un sistema monetale che sia fondato simultaneamente sopra due metalli diversi.”

E segue il Biondelli di secolo in secolo le vicissitudini del sistema monetale in uso nella nostra zecca e i turbamenti cui andò soggetto, notando “come interceda un nesso inseparabile e costante fra le vicende politiche delle nazioni e quelle della rispettiva moneta.”

Dà intera tutta la serie dei principi dei quali si conoscono monete coniate in Milano, discorre dei nomi diversi coi quali nei varii tempi queste furono distinte, e delle impronte e dei tipi loro, delle iscrizioni e leggende che vi furono impresse, del loro pregio artistico, della loro importanza storica, e conchiude la sua Memoria, assai bene elaborata e compiuta, col dichiarare “che la officina monetaria milanese, sotto qualsiasi aspetto si consideri, non solo è una illustrazione della metropoli lombarda, ma è ancora una gloria nazionale, dapoichè giureconsulti artisti ed eruditi ”