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grafia, ora nelle scuole della sua città, ora in altri istituti del Veneto.

Venuto nel 1839 a Milano, qui prese stabile dimora, e più non si mosse da questa città, che diventò sua seconda patria dilettissima, se non per fare più o meno lunghe escursioni o viaggi in Italia e fuori, sempre per ragioni di studio o per doveri d’ufficio.

Nel 1819 venne nominato Aggiunto e presto dopo Direttore del Gabinetto Numismatico, ufficio che egli conservò fino al giorno della sua morte. Nello stesso tempo aveva avuto l’incarico dall’I. R. Governo austriaco di dare un pubblico corso di Archeologia e di Numismatica, nei locali del Gabinetto; e quando mutarono felicemente i tempi venne dal R. Governo nominato, nel 1861, professore ordinario di Archeologia nella R. Accademia scientifico-letteraria, allora istituita, dal quale ufficio cessò solo due anni prima ohe egli morisse, avendo egli stesso chiesto di essere collocato a riposo.

Fu nominato Socio Corrispondente, poi Membro Effettivo del R. Istituto Lombardo, copri la carica di Segretario nel biennio 1880-81 e fece parte di parecchie Commissioni nominate per iscopi scientifici o artistici.

Quando il Biondelli giunse a Milano ferveva qui operosa una vita intellettuale piena di nobili aspirazioni e di alte promesse, ridestata sopra tutto per la iniziativa di Carlo Cattaneo, il quale in quell’anno appunto (nel 1839) vi aveva fondato il suo Politecnico, organo insieme ed efficace promotore di codesta insolita operosità di studj.

Il nuovo giornale aveva preso subito il primo posto fra i giornali letterarj e scientifici della penisola.

Il Cattaneo era circondato e sorretto nell’impresa da una eletta schiera di valorosi che miravano con lui a rialzare sempre più insieme colla prosperità economica anche la coltura del paese.

In quella eletta schiera di studiosi entrò, e ben presto ebbe un posto distinto, il nostro Biondelli. Egli coltivava allora gli studj linguistici e dialettologici, e di questi fu il rappresentante nel Politecnico.