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documenti inediti sulla zecca di correggio 219

que citato a comparire dinanzi all’imperial Consiglio, sotto pena di perdere il privilegio della zecca. Siro mandò un suo delegato a Vienna, per far giungere colà le sue ragioni e dimostrare che le accuse erano per lo meno esagerate. Le cose restarono a questo punto e per allora non se ne fece nulla. Siro si adagiò dunque nella speranza, che non si sarebbe pensato più che tanto a lui, e che nella peggiore ipotesi la condanna che gli poteva toccare sarebbe stata una multa in denaro, come prescrivevano le leggi. Senonchè dopo otto anni, nel 1630, la Corte di Vienna mandò il generale Aldringen ad intimare a Siro di costituirsi nella rocca di Novellara avanti il Commissario imperiale1. Intanto si compiva il sequestro ne’ suoi palazzi e l’arresto del suo zecchiere Agostino Rivarola. Fu immediamente istituito il processo e nel giugno di quell’anno stesso usci da Vienna la sentenza che dichiarava Siro nientemeno che decaduto dallo Stato. A nulla valsero le raccomandazioni, le proteste, le pratiche d’ogni genere fatte presso la Corte di Vienna per ottenere almeno una sentenza più mite. La Corte confermò la sentenza, col patto di redenzione mercè lo sborso di 230,000 fiorini d’oro, misura illusoria, stante la enormità del prezzo e l’impossibilità in Siro di sborsarlo. Nello stesso anno il Duca di Guastalla, in nome dell’Impero, prese possesso dello Stato di Correggio e minacciò severissime pene a quelli che avessero osato far opposizione. Nell’aprile dell’anno seguente 1631, Siro colla moglie e i figli e quel poco che aveva potuto salvare dalla rapacità de’ nuovi padroni, abbandonò Correggio e si rifugiò a Mantova. Visse

  1. Bigi. Opera citata, pag. 82.