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merovingia, nella quale aveva acquistato una competenza universalmente riconosciuta. Ci limiteremo a citare l’Essai sur la numismatique mérovingienne comparée à la géographie de Grégoire de Tours e le Monnaies mérovingiennes du Cenomannicum, lavoro questo che riportò il premio di numismatica dell’Istituto.

D’Amécourt si era formato due collezioni di primissimo ordine: l’una di monete romane in oro, la cui vendita fu un avvenimento nel mondo numismatico (basti il dire che uno dei medaglioni che ne formavano parte raggiunse il prezzo di quasi 11,000 lire), l’altra di monete merovingie, raccolta d’inestimabile pregio scientifico, e che Emilio Caron nelle bellissime pagine necrologiche da lui consacrate testè al defunto nell’Annuaire, si augura di veder conservata riunita per il vantaggio della scienza e per adempiere al voto più ardente del compianto visconte.




PIETRO CARLO ROBERT.


Un altro numismatico francese che ha pure contribuito potentemente a schiarire le questioni attinenti alla monetazione merovingia, Pietro Carlo Robert, è sceso nella tomba dopo una vita mirabilmente attiva e multiforme.

Occupava, sino a questi ultimi anni, un’altissima carica nella amministrazione militare, in cui rese importanti servigi all’esercito nella Campagna di Crimea ed in quella di Italia; ma le sue numerose occupazioni non gli vietarono tuttavia di dedicarsi agli studî più svariati, talchè R. Serrure potè dire che in Robert vi era come un riflesso dello spirito enciclopedico degli uomini del Rinascimento.

Giurista, professore, storico militare, epigrafista, numismatico, egli coltivò con ardore ed intelletto quelle geniali discipline ch’erano state per lui come un sollievo fra le cure dell’ufficio, e che divennero poi la principale sua occupazione quando l’età avanzata gli concesse un ben meritato riposo.