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la scuola di cavalleria 73

capitano, non riesciva spesse volte a vincere completamente dopo lotte accanite, cavallo che foce va baciare spesso e volentieri il suolo, anche ai cavalieri più provetti.

Un giorno, allorchè il Paderni, la cui persona e la cui fama destavano in tutti una forte curiosità, era da poco giunto alla Scuola, venne an generale a passare un’ispezione all’istituto.

I cavalieri dovevano presentarsi all’antico campo degli ostacoli e il rettore del corso, capitano Baralis, aveva scelto cavalli che dovevano essere montati, escludendo quel cavallo caparbio.

Invece al momento opportuno il cavallo in questione lo si vide fra il novero di quelli pronti per il saggio. Chi ha fatto portare quel cavallo? grida bruscamente il capitano. Un soldato risponde: Il cavallerizzo borghese. Il Baralis sta per inquietarsi per questa contravvenzione ai suoi ordini, ma il colonnello Buri lo calma desideroso di vedere se la scelta del cavallo fatta da Paderni si doveva attribuire ad abilità od a presunzione.

Il capitano sorrideva sotto gli enormi baffi, sicuro di veder mortificato l’orgoglio di quel nuovo venuto.

Paderni è in sella, accarezza il suo cavallo, cerca di impadronirsene con qualche giro sulla pista. Alle diverse andature e quando si sente sicuro si accinge ad affrontare, come tutti gli altri, gli ostacoli prescritti.

Il cavallo al primo salto s’arresta, s’impenna, sgroppa, cerca ogni difesa per liberarsi del cavaliere, ma.... la lotta è breve. Paderni impavido serra fra le gambe l’animale e supera nel modo il più elegante e corretto il primo ostacolo, si dirige al secondo, lo stesso, così di seguito agli altri, e quindi li ripete ancora una volta l’un dopo l’altro, fra la meraviglia di tutti, con la massima calma e precisione.

Da quell’istante cominciò quella rivalità che tutti ricordano fra il Paderni ed il Baralis, rivalità che servi a mantenere alto in entrambi quello spirito e quella passione che li rese nell’equitazione due veri artisti.

Il Paderni lasciò pure opuscoli illustrativi della sua scuola, di cui era maestro nel vero senso della parola; e non è a credersi che egli fosse esclusivamente cavaliere di maneggio, egli era più ancora un eccellente cavaliere di campagna, ardito, sicuro, ed il migliore elogio per lui consiste nella grata memoria che tutti i suoi allievi ne conservano.

Egli domandò ed ottenne che la sua posizione morale fosse migliorata ed il Ministero apprezzando i meriti suoi, gli concesse un grado nella milizia territoriale e lo insignì della croce di cavaliere.