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rivista di cavalleria 406

delle armi a cavallo. Ciò per stare nel Regolamento; ma sarebbe desiderabile che questo venisse modificato e che al soldato fosse insegnato il modo di servirsi della mano destra per venire in aiuto alla sinistra nel guidare il cavallo.

Il Regolamento suggerisce pure (pag. 169 ultima linea e pag. 183 ultimo capoverso del N. 235) di pigliare talvolta due redini per mano. Questo modo induce facilmente il cavaliere ad aprire le braccia, distaccando i pugni più del necessario, anche quando debba semplicemente voltare il cavallo.

Ciò non solo è esteticamente poco bello, ma quando il cavallo fa un movimento irregolare, il cavaliere si trova squilibrato poichè è difficile che le due mani, non essendo fra di loro a contatto, sentano contemporaneamente il movimento irregolare dell’anteriore.

Questo succede anche ad un cavaliere provetto, che abbia il cavallo bene appoggiato sulla mano, a maggior ragione deve succedere ad una recluta che non conosce ancora che cosa voglia dire appoggio sulla mano.

Tale inconveniente si può evitare, se, dopo prese le due redini per mano si fanno passare nella mano sinistra le estremità delle redini destre, e nella mano destra le estremità delle redini sinistre. Questo modo è di impiego utilissimo, specie in campagna; ed è di vero aiuto nei salti perchè permette di appoggiare i pugni lateralmente al collo del cavallo, evitando così di disturbarlo colle redini. La parte delle redini compresa fra i due pugni deve essere tenuta così corta da appoggiare sul collo del cavallo facendo ponte.1 Essa serve di sostegno alle braccia del cavaliere e quindi anche al busto, se il cavallo non andasse sicuro al salto.

Tenendo invece le redini divise, o due redini per mano, è facile disturbare il cavallo nel salto e sarebbe anche facile di perdere l’equilibrio se il cavallo rifiutasse l’ostacolo; e questo anche appoggiando i pugni lateralmente al collo, perchè non essendo essi sostenuti, facilmente scivolerebbero lungo le spalle del cavallo.

  1. Uso questa espressione per averla imparata da un appuntato. Nell’anno 1896 al Campeggio mi recai, seguito dall’appuntato e dal trombettiere, a saltare alcuni ostacoli costrutti presso l’accampamento. Domandai all’appuntato se il suo cavallo avrebbe saltato la macerie più alta (m. 1,10 almeno). Avendomi risposto affermativamente gli domandai come avrebbe condotto il suo cavallo all’ostacolo. Egli mi rispose faccio un ponte colle redini sul collo del cavallo; metto i pugni a fianco del garrese, conduco ben diretto il cavallo contro la macerie e lascio che esso faccia da sè fino a che sia giunto a terra dall’altra parte.
    Messo alla prova, superò l’ostacolo con una sicurezza inappuntabile. Egli aveva perfettamente capito come il cavaliere deve portare il cavallo al salto, ma per esser sicuro in sella si valeva di un mezzo molto pratico, quantunque non contemplato dal Regolamento.