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la preparazione della cavalleria moderna 271


Sono occorsi dunque 10 anni perchè siano presumibilmente entrati nell’esercito per effetto della legge del 1887, 2361 cavalli dei quali quelli relativi ai primi anni dall’applicazione della legge si avvicinano alla riforma e quelli relativi ai due ultimi anni dovrebbero ancora trovarsi nei depositi d’allevamento, non essendo ancora atti ad essere distribuiti.

Con quali diverse risorse finanziarie dovrebbe dunque essere affrontata una questione che si riferisce all’aumento ed al perfezionamento della produzione equina, in uno Stato apparisce evidente e la questione fatta per noi è applicabile a qualsiasi paese, purchè sia fatto il debito conto della produzione indigena esistente.

È quindi ben lontano il momento per noi, come per la Francia, di poter avere la cavalleria montata su di un ideale cavallo indigeno mezzo sangue, da galoppo, e perciò pur non perdendo di vista l’avvenire è necessario pensare seriamente al presente, utilizzando le risorse indigene e supplendo alla deficenza nell’importazione.

Un energico indirizzo dell’azione governativa, una protezione vera reale dell’industria equina, con un obbiettivo chiaramente militare, oltre che economico, sono evidentemente un dovere elementare nell’interesse economico ed in quello della difesa, ma sarebbe un’illusione fare assegnamento sui risultati immediati. Una popolazione non si crea, seleziona, e non si perfeziona fino ad ottenere un tipo determinato, se non con molto tempo, molti tentativi, e molti sacrifici.

I mezzi per ottenere tali risultati suggeriti finora, sono sempre i medesimi, vale a dire: aumento del prezzo d’incetta per compensare l’industria privata ed attrarla alla formazione del tipo più rimunerativo; premi agli allevatori; stalloni adatti, gratuitamente o quasi, a disposizione dell’industria privata; corse e concorsi; media costante negli acquisti fatti dall’amministrazione militare.

Intanto poichè è necessario preparare l’avvenire senza perdere di vista il presente anzi è del presente principalmente che una coscienziosa amministrazione militare deve preoccuparsi,