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Lo schieramento doveva farsi alla sordina tra mezzanotte e l’alba (a un dipresso le 4): la fanteria al centro (corpo di battaglia), la cavalleria alle due ali, divisa per metà; tutti in due schiere (o linee). Una terza schiera, tutta composta di fanteria, doveva fare officio di riserva, tanto per l’azione contro l’esercito nemico, quanto per quella contro un eventuale sortita dalla fortezza, se bisogno, e per la protezione del ponti, segnatamente di quello sulla Sava, ch’era più minacciato. La prima schiera si sarebbe formata, come ho detto, dinanzi al trinceramento; la seconda dietro, la fanteria sul vallo, per poter sostenere col suo fuoco, in caso di bisogno, quella della prima schiera. Si intende che la seconda schiera della cavalleria dell’ala sinistra doveva senza indugio uscire dietro alla prima e seguirla.

Il Principe si riserbava di dare il cenno dello attacco col lancio di tre bombe. Allora la fanteria avrebbe assaltato da fronte gli approcci nemici, procedendo diritta verso le batterie; la cavalleria invece, girando in fuori, avrebbe procurato di piombare sui fianchi al nemico, negli approcci, nelle batterie, dovunque fosse, fronteggiando in pari tempo i contrattacchi della cavalleria nemica. L'ala sinistra singolarmente avrebbe dovuto avvantaggiarsi nello avvolgimento, prendendo di mira la grande batteria di destra dei Turchi e minacciando la loro unica buona via di ritirata verso Semendria, che va lungo il Danubio.

Avrebbe dovuto insomma risultarne un attacco a tenaglia, avviluppante, specialmente da manca, sul terreno, relativamente ristretto, dell’attacco turco (approcci, parallele, batterie). Il maggior da fare doveva essere per l'ala sinistra, e insieme con esso anche il maggior pericolo — convien dirlo — a motivo della grande superiorità numerica del nemico, che avrebbe potuto venirle con molte forze sul fianco e alle spalle.

Ella infatti avrebbe sino dal momento della sua uscita dal campo, e sempre più a misura che si fosse avanzata, offerto il suo fianco sinistro affatto scoperto agli attacchi che potessero venire da est. Veramente il Principe Eugenio aveva una grande fede nella sua cavalleria! Il fatto provò che non aveva torto, ma ciò non toglie che il critico militare possa trovarvi argomento ad una riverente accusa di soverchia audacia. La fortuna qualche volta la perdona, e persino sempre ai suoi favoriti; noi