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IL BISOGNO DI LUCE DELLE PIANTE


Dai tempi più antichi l’umanità considera la luce come fonte dell’esistenza, come causa delle prime origini, e indispensabile condizione della vita che ci attornia.

La generazione spontanea rimane pur tuttavia uno dei problemi dell’universo, e la scienza non ha saputo ancora dirci, se l’antichissima ipotesi degli uomini sulla prima origine delle piante abbia colpito nel giusto.

Poichè, secondo l’opinione di molti scienziati, i quali ammettono come eterna la vita nell’universo, sarebbe meglio escludere dallo studio della natura il problema delle origini.

Qui in ogni modo noi ci troviamo dinanzi a un fine non ancora raggiunto, e anzi, secondo parecchi, irraggiungibile. Ma molto pure ci volle prima che si cominciasse ad afferrare un problema affine a questo, e, secondo ogni previsione, solubile: il problema cioè della relazione che intercede fra luce e vita nell’odierno mondo degli organismi. Spettava al genio di Jngen-Housz, sulla fine del secolo XVIII, rivelare il principio di questa relazione, dimostrando, che la pianta verde, o, più precisamente detta, clorofilliana, e anche questa soltanto alla luce, possiede la facoltà di assimilare l’acido carbonico dell’aria, ossia di trasformarlo in sostanza organica.

Così si venne a riconoscere nella pianta verde la generatrice della sostanza organica, cioè l’organismo che, con l’aiuto della luce, poteva operare la trasformazione in organica della materia non organica. Con questa sostanza organica prodotta alla luce, la pianta non solo edifica il proprio corpo, ma anche, col sopra più delle riserve prodotte per sè stessa (amido, grasso, aleuroni ecc.), mantiene tutto il mondo ani-