Pagina:Rivista di Scienza - Vol. II.djvu/125


la morte 117


proteiche tra i loro alimenti. Da tutte queste differenze sorge il criterio qualitativo cui abbiamo accennato.

D’altra parte, è diversa l’intensità della assimilazione, la quale può venir misurata dal tempo che un organismo impiega a raddoppiare il proprio peso (comprendendo in questa valutazione l’individuo di partenza ed i discendenti), od in modi consimili. Di qui sorge il criterio quantitativo, per il quale vengono messi in prima linea i Protisti; nonostante le differenze specifiche, essi si distaccano come gruppo da tutti gli altri organismi. Sembra che tra essi i più prolifici siano i Batterî, che hanno anche qualitativamente un alto potere assimilatore.

La necessità della morte esiste dunque negli esseri meno dotati di potere assimilatore.

Stabilito questo accordo — per il momento come constatazione di fatto — ne vediamo un altro, inerente ai poteri rigeneratori, che sono pure più sviluppati nei Protisti e nelle piante, in confronto cogli animali minimi negli animali superiori. Ma su questo punto basti di aver richiamata l’attenzione.

Infine un’altra coincidenza osserviamo, tenendo conto del vario differenziamento morfologico in rapporto cogli altri caratteri succitati. Bisogna però essere alquanto guardinghi, prima di stabilire delle relazioni di causalità. Dagli accordi che abbiamo constatato, non segue che il differenziamento sia la causa della necessità della morte, ma piuttosto dobbiamo riconoscere che ambedue questi fatti derivano dal processo evolutivo, quando la lotta per l’esistenza, od altro fattore della filogenesi, ha modificato la organizzazione dei Protisti, complicandoli, facendoli passare alla condizione di pluricellulari. E così non potremmo dire che il differenziamento abbia causato la diminuzione di potere assimilatore, nè viceversa, ma anche questo ultimo fenomeno lo riteniamo causato, insieme con gli altri, dallo stesso agente evolutore.


Meglio forse si può capire la cosa con alcuni esempî.

Quando una cultura di Flagellati forniti di clorofilla (quale si può ottenere da un’acqua presa in un fosso), si lascia a sè negli ambienti dei laboratorî, capita facilmente di vedere come questi esseri, intensamente assimilatori, cedano presto il posto ad altri, Flagellati pur essi, o Amebe, o Infusorî, privi tutti di clorofilla, e di cui i primi sono vittime. Questa successione di