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realtà delle specie; e anche perchè vi si trovano accennati varii importantissimi problemi biologici, su cui avremo occasione di ritornare, quello soprattutto dell’ibridismo e quello delle affinità fisiologiche fra gli esseri viventi.

L’Agassiz cerca di dimostrare, quindi, la insostenibilità dell’origine di ciascuna specie da una coppia primitiva. «La derivazione sessuale non è dunque il carattere essenziale e necessario delle specie.... Se la medesima specie ha potuto originarsi contemporaneamente in diversi luoghi, fra i primi rappresentanti della specie non esisteva il legame d’una medesima discendenza.

Col criterio della comunanza d’origine sparisce» dice l’Agassiz, «anche la pretesa realtà della specie.... Ciò che possiede la realtà dell’esistenza sono gl’individui».

Da questa breve e sommaria rassegna della storia della sistematica nel periodo, che può intitolarsi da Linneo1, e delle opinioni di eminenti naturalisti intorno al problema della specie, risulta abbastanza chiaramente, io credo, la difficoltà del problema e l’incertezza delle soluzioni proposte. I profani potranno forse esser meravigliati della scarsa chiarezza d’idee che sembrano avere i naturalisti, e di questo strano lor modo di procedere: di mettere, cioè, a fondamento delle classificazioni e di ogni discussione scientifica un concetto così poco determinato, e, pare, così poco determinabile qual’è quello di specie. Tutti parlano di specie, si potrebbe esser tentati di insinuare, ma, in fondo, nessuno sa dire che cosa sia una specie e perfino se una tal cosa realmente esista!

Che non si potesse accettare senz’altro il dogma linneano dell’immutabilità delle specie, apparve subito manifesto dallo studio delle forme fossili, le quali stanno a testimoniare in maniera inoppugnabile che sulla terra, in epoche diverse, sono esistiti piante e animali diversi.


  1. Non sembri strano ch’io abbia compresi l’Agassiz e il De Quatrefages nel periodo «linneano». Se, infatti, cronologicamente, essi appartengono a quello darwiniano e post-darviniano; per le loro opinioni essi si avvicinano forse piuttosto alla scuola linneana. E se, d’altra parte, la loro esplicita opposizione alla dottrina darwinistica, li farebbe collocare nel «periodo di critica», mi pare che la loro sia più opera conservatrice delle tradizioni linneane, che non antidarwinistica nel senso della critica, moderna.