Pagina:Rivista di Scienza - Vol. I.djvu/183


analisi critiche e rassegne 173

pubblica, comune a impulsi derivanti da molte sorgenti ricettive. Un’area ricettiva, p. e. cutanea, è analizzabile in punti ricettivi. Uno stesso organo effettore invece sta in connessione riflessa non solamente con molti punti ricettivi individuali, ma anche con molte e vario aree ricettive. Riflessi iniziantisi nei più svariati organi di senso possono incanalarsi per uno stesso neurone efferente ed esercitare la loro influenza sullo stesso muscolo. Cosi che un muscolo d’un arto è il terminus ad quem di molti archi riflessi iniziantisi in molte e svariate parti del corpo. Il suo neurone motore è una via comune a tutti gli archi riflessi che fanno capo a quel muscolo.

Prima di terminare nel neurone comune, però, gli archi convergono alquanto. Le loro vie privato sboccano nello vie internunziali dell’asse cerebro — spinale, che sono già comuni in vario grado a gruppi di vie private. Onde la via terminale, per distinguerla da queste vie comuni internunziali o centrali, può esser detta via comune terminale. Il nervo motore che va a un muscolo è una collezione di siffatte vie comuni terminali.

Da questa disposizione derivano certe importanti conseguenze. Una è l’impossibilità di ammettere essenziali differenze qualitative fra gl’impulsi nervosi derivanti da diversi nervi afferenti. Se due conduttori hanno un tratto in comune, difficilmente può ammettersi essenziale differenza qualitativa fra i loro modi di conduzione; e la via comune terminale deve esser capace di rispondere con ritmi differenti che diversi conduttori gl’imprimono. Se la sua scarica è un processo ritmico, come per molto ragioni sembra essere, la frequenza del suo proprio ritmo deve essere almeno cosi grande conio la maggiore di uno qualunque degli archi afferenti elio sulla stessa via comune terminale agiscono; mentre questa dev’esser capace di riprodurre i caratteri anche del ritmo più raro.

Una seconda conseguenza è che, ogni ricettore dipendende per la finale comunicazione col suo organo effettore da una via non sua esclusiva ma comune con altri ricettori, questo nesso necessariamente implica un uso successivo e non simultaneo della via comune da parte dei varii ricettori per un effetto differente o opposto.

Questo è il principio stabilito dallo Sherrington, e certamente non è necessario di illustrarlo con esempi per farne apprezzare la grande portata.