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(d) Nel solstizio d’estate poi, seguendo la linea Milani, non si potrebbero mai fare due viaggi al giorno dall’una all’altra Capitale, perchè si esigerebbero ore 17, essendo il giorno lungo ore 15.36, mentre seguendo la linea primitiva della Società, si esigerebbero sole ore 13, per cui partendo dalle Capitali al levare del sole, e volendovi arrivare al tramonto, si avrebbe anche il tempo di soffermarsi in Venezia od in Milano per ore 2.36. nello stesso giorno pria di ripartire.

(e) Inoltre impiegando per la linea retta sole ore 6.1/2 in cammino da Milano a Venezia, si può reggere senza mangiare; ma impiegando per la linea Milani ore 8.1/2, non lo si potrebbe senza danno della salute.

3.° Risparmio di spesa per opere di costruzione e di manutenzione corrispondente ad un capitale di circa 3o milioni; colla qual somma si potrebbero anche costruire invece tutte le strade di diramazione, la cui spesa complessiva ammonta a milioni 22. 3/4. Di modo che colla somma peritata dall’Ingegnere Milani per la costruzione e manutenzione della sola sua strada senza diramazioni si potrebbe non solo costruire la strada principale sulla primitiva linea scelta dalla Società, ma si potrebbero anche eseguire colla stessa somma tutte le sue diramazioni, avanzando inoltre più di 7 milioni per le opere addizionali impreviste. (Vedi Prospetto ed osservazioni all’All.° IV.).

4.° Serve ad un maggior numero di popolazione quando questa si calcoli ad un raggio di una Posta di distanza delle stazioni, tanto della strada principale, che delle sue diramazioni.

Quindi la primitiva linea di strada scelta dalla Società è preferibile a qualunque altra per maggiore concorrenza, maggiore ricavo, maggiore spinta al commercio, all’agricoltura, alle arti, alle scienze, ed all’universale progresso della civilizzazione.

Siccome tutti questi dati sono veri ed inconcussi, parmi non vi sia più ad esitare sulla scelta della linea. Quindi ho piena fiducia, che i signori Socj Azionisti non vorranno con tanto sacrificio de’ loro capitali recare una vera calamità a questo paese.

Chiuderò ripetendo la gran sentenza del Massimo Oratore Romano: Cujusvis hominis est errare: nullius, nisi insipientis, in errore perseverare.