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dere che egli fosse amico di lui meno di Dante. L’amicizia fra i due Guidi sarebbe più tarda del 1283, in cui cominciò l’amicizia fra Dante e il Cavalcanti. Più tarda è anche la canzone filosofica che parte da la proposta dell’Orlandi: ma l’amicizia non doveva essere allora ancor intima fra i due poeti se l’Orlandi scriveva:


odo che molto usate in la sua corte.


Tutte queste rime si dovrebbero riportare fra l’’83 ed il ’90.

Relativamente a la ballata:


Poi che di doglia cor conven ch’i’ porti.....


l’Orlandi scrisse a Guido un sonetto pungente, da cui venne fra i poeti un dissidio: prima quindi deve essere la gentile proposta del Cavalcanti:


La bella donna dove amor si mostra.....


cui venne da l’Orlandi una cortese, se pur goffa, risposta. Poi Guido pare godesse, probabilmente dopo il dissidio, a tormentare l’antico amico ed a stuzzicarlo con sonetti anonimi, come appare da la rubrica di Va al sonetto:


Una figura della donna mia.....


L’Orlandi vi riconobbe la mano del nostro poeta, che si divertiva a trascinarlo a goffe dichiarazioni, onde le due figure si delineano perfettamente: l’Orlandi bonaccione ed imbarazzato da l’acutezza dell’avversario, il Cavalcanti mordace aggressivo pungente.

A Giovanna detta «Primavera» alcune rime si riferiscono certamente. Tali: la ballata


Fresca rosa novella.....


il sonetto


Avete ’n vo’ li fiori e la verdura.....


che si riferiscono ai primi tempi d’amore, quando la bellezza eccellente della donna traeva il poeta ai paragoni più raffinati.

Cosi pure probabilmente sono di quest’epoca i sonetti:


Chi è questa che ven ch’ogn’om la mira....
Beltà di donna di piagente core....