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Pagina:Rime (Cavalcanti).djvu/196


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Ballata.


La forte e nova mia disaventura
     m' à desfatto nel core
     3onni dolce penser, ch' i' avea d' amore,

Desfatto m' à già tanto de la vita,
     chè la gentil piacevol donna mia
     de l' anima destrutta s' è partita
     sì, ch'i' non veggio là dov' ella sia.
     Non è rimasa in me tanta balia
     ch' io de lo su' valore
     10possa comprender ne la mente fiore.

Ven che m'uccide un sottile pensero
     che par che dica ch' i' mai no la veggia:
     questo tormento disperato e fero,
     che strugge e dole, incende ed amareggia.
     Trovar non posso a cui pietate cheggia
     mercè di quel signore,
     17che gira la fortuna del dolore.



Primari Ca, Mart : preferibile il secondo pur essendo minime le differenze. La lezione infatti di Mart al v. 22 è più chiara che quella di Ca, adottata dall' Ercole con uno stiracchiamento del senso : così il significato e più limpido pur durando lo stacco metrico.