Pagina:Rime (Cavalcanti).djvu/103


-89-

XL.


l' sì mi tengo, lasso, a mala posta
     (or ecco il fatto) e sonvi per lo fermo
     a tal, che non mi vai neuno schermo,
     e assalito son da ogne costa.

E non mi dànno i miei nemici sosta
     perchè fedito veggianmi ed infermo :
     ned io medesmo non mando a Palermo
     per tal dolor sanar, che tanto costa.

Ch'anzi mi sforzo pur de li contrari :
     e quanto posso tuttor traggo a essi
     ed e' così mi pagan de la via.

Trovar non posso in alcun cortesia,
     ed io dolente i miei spiriti messi
     tutto tempo aggio in far d'amor suo gradi.


XLI.


I' ragionai l'altr'ier con uno antico
     lo qual mi disse: — amico frate, guarti
     né amore non seguir né le sue arti,
     che lui seguendo rimarrai mendico.

E 'ntendi, — disse que' — di ch'io ti dico,
     del cuore e de l'aver, se non ti parti
     del loco, ove se' miso e vuogli starti
     così soletto servo al tuo nemico. —

Sì ch'io, udendo lui ciò dire, intesi ;
     ma non vi puosi lo coraggio guari
   com 'om che à la testa assai leggiere.

Ma tutto il senno, m'abbia ben mestiere,
     no 'l voglio né acquisto di danari,
     tanto com'amo e vo' l'amor ch'i' presi.