Pagina:Rime (Andreini).djvu/242

230

     Infesta i buoni, e i giusti, avversa prova;
     Non lacera costui col fiero dente
     L’invidia peste universal del bene;
     La vana ambizion non gli è molesta;
     De le genti malvage
     Non conosce gli errori;
     Non è soggetto à le severe leggi
     Rigide sempre, e molte volte ingiuste;
     Non si cura habitar gli alti palazzi;
     Nè procura placar gli eterni Dei
     Del suo grave fallir con ricchi doni;
     Non di fantasmi la sua mente pasce,
     Nè per nuocer altrui parlando mente,
     Nè sospetto, ò paura il cor gli ingombra;
     Che nulla teme, ò spera
     Da propizia Fortuna,
     O d’avversa, e sdegnata.
     Felice Povertà, vita beata.
Ahi, che ne le Cittadi altere, e grandi
     Agitate dal vento del timore
     Vanno mai sempre le speranze errando.
     Quei vago di litigi à prezzo vende
     Bugiarde parolette
     Questi d’honor sentendo acuto sprone
     (D’honor, che spesso il cieco vulgo dona
     A chi meno lo stima, e n’è men degno)
     Il Mondo scorre ambizioso, ed erra.
     Questi in accumular ricchezze suda;
     Poi ne fà ne l’erario ampia conserva;
     Indi la mente è serva
     Di quell’oro di cui
     Guardiano è ’l patron più che signore.


Quegli