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Sonetti Spirituali.

SONETTO CLXXXV.


S
E per quelli salvar, ch’errar vedesti,

Se per campargli da l’eterna morte
     Senza partir da la celeste Corte
     Signor per tua pietà frà noi scendesti;
Quel sangue prezioso, che spargesti
     Tragga me da le vie fallaci e torte;
     E mi richiami à più felice sorte,
     Anzi che di mia vita il fin s’appresti.
E come da gli altrui devoti preghi
     Mosso, chiamasti del sepolcro fuori
     O gran Figlio di Dio Lazaro estinto.
Così la tua pietade hoggi non nieghi
     Di chiamar lo mio cor per morte vinto
     Da la Tomba infelice de gli errori.


SONETTO CLXXXVI.


H
Or che strale d’Amor più non m’offende;

Ne ’l suo velen di dolce amaro infetto
     Scorre per l’ossa; e per terreno oggetto
     La sua fiamma infernal più non m’incende;
Quel Sol, ch’eterno trà beàti splende
     M’allumi; e dolce mi riscaldi il petto,
     Sì, ch’arda sol’ in me quel puro affetto,
     Che da’ raggi purissimi discende.
Deh se priego mortal tant’alto arriva
     Opra dolce Signor che l’alma mia
     Seguendo il tuo d’ogn’altro amor sia schiva.
Purghi ’l suo error tua fiamma e santa, e pia;
     Onde fatta serena in tè sol viva.
     Pur tua pietade gli altrui falli oblìa.


SON.