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Giunto à l’occaso poi tutti coperse
     La Terra i suoi tesori e ’l bel disparve.
     Che senza luce ogni beltà vien meno.


SONETTO CXXIX.


D
I cari amici in bella schiera accolto

Tengo à tragica scena i lumi intenti;
     E de’ Regi le morti, e i tradimenti.
     Non senza mio dolor veggio, ed ascolto.
Quindi fatto pietoso à voi rivolto
     Odo del vostro mal dolci lamenti,
     E desta nel mio cor faville ardenti
     Quel bello ancorche languidetto volto.
Ahi già sento nel sen profonda piaga,
     Nè fine havrà la dolorosa historia
     De la Tragedia mia se non per morte.
Deh se ’nferma beltade un’alma impiaga
     Fatta in se stessa, e vigorosa, e forte
     Qual fia del suo poter l’alta vittoria?


SONETTO CXXX.


L
A sera desiar, odiar l’Aurora

Soglio per te dolce Licori anch’io;
     Perche sopite in un soàve oblìo
     Tutte le pene mie restano alhora;
E mentre il canto, che le piagge honora
     Ascolto lieto al suon di questo Rìo:
     Soàvemente alhor del petto mio
     Ebbra di gioia esce quest’alma fuora;
E s’io non moro questo sol m’avviene,
     Perche le voci tue gradite, e scorte
     De l’alma in vece alhor mi danno aìta.
O viè più degna assai de le Sirene.
     Quelle col canto loro altrui dan morte,
     E tù cantando ci dai spirto, e vita.


MAD.