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XX

benignità di fortuna creò tanti uomini atti e sufficienti a governare e in qualsivoglia dottrina maggioreggiare nel primo glorioso regno d’Italia. La buona abitudine dell’ingegno, i sani ammaestramenti, e sopratutto l’esempio de' valentuomini suoi concittadini, che tanto colle scienze e le lettere illustravano allora la patria quanto o per malefico influsso di stelle o per naturale effetto di perniciosa istruzione ora n’è povera, gl’instillarono l’amore del sapere e delle lettere; il quale è sempre più desto e forte là dove gli studj più sono apprezzati e coltivati. Fiorivano allora lo Spallanzani, il Corti, il Venturi, il Re, il Paradisi, il Lamberti, il Cassoli; e con esso loro altri men conosciuti ma non meno benemeriti dei patrii studj, l’ab. Fantuzzi, il p. Catellani, l’ingegner Bolognini,