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citt. Studi e ricerche, estr. dal Bull. stor. pist., xii, 44). Pare che fosse ancora a Bologna nel 1295 (v. nel Libro e la stampa, nell’Appendice).

Appartenne a una famiglia di mercanti.

Degno di particolare attenzione è il suo sonetto provenzale, perché esso e i due di Dante da Maiano, sono i soli che si abbiano in quella língua.

Nelle poesie italiane rifugge dagli artifici, e fa versi facili e talvolta anche armoniosi. Nel son. «Un nobel e gentile imaginare» si sente sincero, sebbene crudo, il realismo della poesia popolare. Qualche sonetto è di argomento politico: pare che vi si alluda alla caduta della fortuna di Carlo d’Angiò: cosícché da questi suoi versi sembrerebbe che il Lanfranchi fosse stato di parte ghibellina.

Il sonetto provenzale è nel Laurenziano XLI, 42 (L), i sonetti italiani sono nel Barberiniano XLV, 47 (oggi Vaticano 3953) (B) e due nell’Estense X, B, 10 (E).

Son. II, v. 2: «gira e volge». Correggo cosí la mia antica ediz., mantenendomi fedele a B.

v. 5. Credo bene attenermi a B, abbandonando la lezione data dal Baudi de Vesme, che per il primo stampò questi sonetti: soltanto tolgo il «che» di B dinanzi a «tu ’l sai», e pongo «ora» e non «or» per necessitá di verso.

v. 7. Anche qui mi attengo a B, che dá un senso piú chiaro della lezione da me seguita nella precedente edizione.

Son. III, v. 8. Veramente B ha «fa de mio amore, eo»; ma credo che, dividendo opportunamente, si debba leggere «de mi, o amore», e, correggendo la forma veneta «de mi» in «di me», venga fuori la lezione semplice e chiara «fa’ di me, o Amor, ciò».

Son. IV, v. 10. Come è nel ms., il verso manca d’una sillaba: per compierlo v’aggiungo il «si» innanzi a «sta».

Son. VI, v. 2. Tolgo il «de», che avevo creduto di aggiungere in principio del verso, come non necessario.

v. 12: «con te». Veramente B ha «cum ti», che è forma veneta (si ricordi che quel codice fu scritto da Niccolò de Rossi trivigiano), la quale agevolmente si può correggere in «con te».

Son. VII, v. 3: «no el ghiaccio». Così mi permetto di correggere leggermente B, per ottenere la misura del verso.

v. 11: «transformormi». Così correggo, accettando la proposta fatta nella sua recensione alla mia ediz. dal De Geronimo; intendendo come egli dice: «Dio e la natura erano irati, quando mi crearono e mi fecer diverso da ogni creatura».

v. 12. Anche qui accetto ia spiegazione del De Geronimo: «Il rimatore, indispettito che Dio e la natura l’abbiano forse creato, in un momento