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l’area occupata dall’antica città, per essere persuasi che quivi doveva sorgere una fortezza. È incerto se già Dionigi l’avesse innalzata, non facendosene menzione all’epoca dell’assedio degli Ateniesi. Per contro era diventata di grando importanza, allorquando Marcello, prese Siracusa d’assalto. Dopo che erasi impossessato di Tycha, e di Neapoli, trovavasi l’Eurialo, a cui Tito Livio dà nome di colle e di fortezza, alle spalle che minacciava la sua posizione. Trovavasi come rinchiuso fra le mura di quella parte della città, e stando per arrivare dal di fuori Ippocrate ed Imilcone per gittarsi entro l’Eurialo, correva Marcello pericolo di trovarsi totalmente chiuso fra quello ed Achradina, quando Filodemo il quale comandava la fortezza, perduta ogni speranza di soccorso, si piegò a capitolare.

Oggi l’Eurialo porta a buon diritto il nome di Belvedere, godendosi propriamente bella vista d’in cima a quell’altura. Di fronte si ha l’orizzonte del mare Jonio, a tergo, l’Etna «colonna del cielo» e la sguardo spazia sulla costa orientale dell’isola, ricca di magnifici golfi promontorii, fin oltre Agosta, e colà dove Catania si perde nei vapori. Si ha davanti agli occhi tutta quanta la pianura siracusana, la quale per quasi tre ore di strada scende ad Ortigia. Rappresentandosi coll’imaginazione tutto questo ampio spazio ricoperto di abitazioni, ed il golfo inoltre seminato di villaggi, di case di campagna, non havvi dubbio che lo aspetto di questa grande città che si elevava verso terra, quasi a foggia di piramide gigantesca, in quattro ordini per così dire di gradinate, doveva pur essere vista imponente, e che tenuto conto di tutti questi particolari, l’osservazione che Siracusa contasse ne’ suoi tempi migliori, un milione e mezzo di abitanti, non deve punto sembrare esagerata. Ora tutta questa pianura è deserta ed arida; soltanto al confine del territorio di Neapoli, verso mezzogiorno, si scorge una linea di vegetazione la quale segna il corso dei Ciane, e dell’Anapo, e colà intendo portare ancora il mio lettore.