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nei tempi posteriori mutate interamente di forma dagli Spagnuoli. Basta poi la storia degli Nohenstaufen, a’ spiegare come dessi non abbiano pensato a costrurre chiese in Sicilia; per contro pare che l’architettura religiosa abbia tornato a fiorire nei primi tempi degli Aragonesi, e ne fanno prova S. Agostino e S. Francesco, particolarmente quest’ultimo, della cui fondazione non si conosce l’anno preciso. La sua porta maggiore è ornata di colonne torse, le quali devono essere di origine araba, ed avere appartenuto dapprima ad una moschea, imperocchè sovra una di esse si legge tuttora la seguente iscrizione maomettana in caratteri cufici. «Nel nome di iddio misericordioso, misericordia. Non havvi altro Dio che Dio, e Maometto è il suo profeta.»

Bella pure e pittorica si è la facciata della piccola chiesa di S. Maria della Catena, la quale risale al secolo XVI. Il suo portico a tre archi, sostenuto ognuno da due colonne è molto bello, e sovra di esso corre una fascia con rabeschi graziosissimi. Anche S. Maria Nuova possiede un portico simile. Potrei ancora far parola di parecchie altre chiese meritevoli di essere viste, come di quella bellissima dell’Olivella, ma ciò mi potrebbe in altri tempi nei quali architettura non ebbe neanco più un carattere deciso, imperocchè col secolo XV l’arco normanno andò in disuso, e vi sottentrò l’arco a sesto tondo, sostenuto da pilastri pesanti, ne havvi più piacere a visitare queste chiese ripiene di colori che stuonano. Il mosaico artistico è scomparso; le pareti non sono più che sopracariche di marmi a vari colori, disposti senza gusto. Mancano pure i buoni quadri; l’unico capo d’opera della pittura di cui potesse menar vanto Palermo, lo Spasimo, di Rafaello che si trovava in S. Maria dello Spasimo forma ora il principale ornamento del museo di Madrid.