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Qui tutto ad un tratto cangiò la scena. Il Vesuvio si velò di nebbia, ed un forte vento balestrava di qua, di là le nuvole sollevando vortici di ceneri, stupenda lotta di elementi, che dava novella vita, e nuovo carattere a questa contrada selvaggia. La nebbia non tardò però a diradarsi, e ricomparvero sotto i nostri piedi Napoli, lo splendido golfo, Capri, Ischia, Miseno, ed a destra i piani della Campania.

«Voilà la Cléopatre!» Questa strana ed inaspettata esclamazione ci fece voltare gli occhi a tutti. Era il nostro naturalista francese, uomo di sessanta sette anni, il quale a furia di correre e di saltare, era riuscito, benchè vecchio, quasi novello Antonio, a fare la conquista di Cleopatra. Quel vecchietto allegro, pieno di vivacità, di brio, di una forza sorprendente per la sua età, non degnava di uno sguardo nè il Vesuvio, nè quella stupenda vista; non aveva pensiero che per le sue farfalle.

La ripida discesa dalla sommità del monte, non era stata senza qualche pericolo, e dopo avere camminato a stento sulle ceneri, e sulle lave dell’eruzione del 1850, le quali si sarebbero potute paragonare ad una cascata nera pietrificata, arrivammo stanchi assai, al romitaggio. Sorge questo in vicinanza dell’osservatorio, edificio abbastanza elegante, collocato in amenissima posizione, e di dove si scopre vista estesa. Sorgono tutto attorno tigli, i quali avranno almeno duecento anni, e la cui vegetazione rigogliosa a tanta prossimità del volcano, dimostra che la località è molto sicura. Difatti i sassi e le scorie eruttate dal cratere, descrivendo una parabola, passano disopra il romitaggio, e la collina su cui sorge la chiesetta, trovandosi separata da una profonda gola dal Vesuvio, e protetta contro i torrenti di lava. Inoltre, una lastra nera, con caratteri gialli d’ottone ci fece conoscere che l’edificio era assicurato contro l’incendio, da una compagnia di Magdeburgo; e per certo non ci aspettavamo a trovare questo ricordo della patria lontana, alle falde del Vesuvio.

Negli ultimi anni vi abitava un romito, presso la chie-

F. Gregorovius. Ricordi d’Italia. Vol. II. 13