Pagina:Ricordi storici e pittorici d'Italia.djvu/472


— 120 —

sorgono alcune torri; il Rodano che lambe le mura; gli avanzi pittorici del ponte di S. Benezet; il ponte sospeso che porta nell’isola sul Rodano; sull’altra sponda di questo l’aspetto bizzarro di Villeneuve-les-Avignon colle sue torri, e col suo castello; tali sono i caratteri principali, ed a prima vista di Avignone.

La posizione della città, senza essere straordinariamente bella non manca però di un certo pregio; imperocchè lo stupendo fiume, il quale oltre la strada ferrata la conciunge a Lione ed a Marsiglia, vale a dire alla città stesse ed al suo territorio, un carattere di grandezza e di maestà. L’orrizzonte è vasto e bello, e mi sorprese, ad onta delle mie fresche reminescenze d’Italia, quando dalla riva del Rodano salii la lunga ed ampia gradinata, la quale porta sul Rocher des Doms. Si scorge una vasta campagna, coltivata ad oliveti, a piantagioni di gelsi, di robbia, a vigneti, attraversata dal Rodano, dalla Sorga, dalla Duranza, irrigata da quantità di canali, popolata da moltissimi villaggi. Un cielo limpido e sereno, si stende su quella regione di colline. Sulla sponda dritta del Rodano, arida, e di tinta gialla come le roccie della Sicilia, si scorgono Villeneuve, il forte S. Andrea Chateau-neuf-des Papes, i monti ricchi di oliveti di Valchiusa, le cime delle Alpi del Delfinato e della Provenza, finalmente le montagne della Linguadoca. Tutti questi monti non hanno le forme nobili di quelli d’Italia, campeggiano però in una atmosfera e sotto un cielo meridionale, ed annunciano la vicinanza del bel paese. Allorquando i cardinali italiani e romani (che sempre ve ne furono alla corte dei Papi francesi) gettavano lo sguardo su questi campi di Provenza, potevano fino ad un certo punto trovarvi un ricordo delle bellezze d’Italia, ed una reminiscenza dell’orizzonte grandioso di Roma. I cardinali poi, ed i Papi francesi, che l’amore di patria legava a queste contrade, potevano gettare sovra esse con soddisfazione i loro sguardi, e consigliare agl’Italiani di consolarsi nell’esilio col vino eccellente di Borgogna, e colle belle Avignonesi dalle chiome