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che circonscrivono l’orizzonte, forma il tutto uno spettacolo imponente, che non si può con parole descrivere. Scorgevasi di là Collepardo nero e bruno, circondato di piante; la valle del Cosa; più in là il profilo di monti più lontani e maestosi, indorati dai raggi del sole volgente all’occaso, o che si perdevano confusi framezzo agli accidenti, ed alle forme bizzarre delle nuvole.

Trovavansi accampati attorno al cratere spento pastori selvaggi, coi loro sandali, coi loro lunghi bastoni a foggia di lancie, i quali portando le loro capre al pascolo, animavano quella scena, mentre baldi garzoncelli si divertivano a lanciare i sassi più pesanti che potessero smuovere nell’abisso. Cadevano questi producendo un tonfo cupo, facendo scricchiolare i rami delle piante, e fuggire spaventati dai loro nidi i colombi selvatici, che avevano fissata colà la loro stanza. Sebbene i pastori mi assicurassero che in fondo all’abisso si trovasse un tigre, mi ammettevano però, che talvolta scendevano colà capre affidandole ad una fune. Quegli animali vi trovavano erba in abbondanza, ed acqua; vi si lasciavano talora mesi intieri, quindi venivano tratti fuori grassi e benestanti, facendosi i pastori stessi calare giù, legati ad una corda per cavarli di colà. Se questo pozzo si trovasse in Germania od in Iscozia, l’imaginazione popolare non avrebbe mancato al certo di popolarlo di gnomi, di spiriti, ma gl’Italiani hanno poca tendenza per quelle creazioni fantastiche; il loro cielo è troppo limpido, troppo sereno. Trovai caratteristica del popolo italiano l’origine di questo pozzo, quale mi fu narrata da un pastore, imperocchè la è una vera leggenda. Secondo questa il pozzo non era in origine che una aja circolare, ed in quella vollero un giorno i contadini battere il grano ad onta fosse la solennità dell’Assunta, per modo che la Madonna incollerita di quel mal operare, fece tutto ad un tratto sprofondare l’aia con quanto in essa si trovava, e ne nacque il pozzo. Mi parve scorgere in questa leggenda la scaltrezza di un qualche prete, o di un qualche frate. Del resto non si