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babile, esse sarebbero ancora una scarsa parte del nostro commercio estero, il quale come abbiam detto è una scarsa parte del nostro commercio totale.

15.

Venendo ora al commercio di transito, dobbiamo primamente considerare che la direzione di questa strada è da levante a ponente. Quindi non è disposta a giovar molto se non alle persone che vengono per questa direzione, o per direzione molto affine a questa. Ora bisogna distinguere fra lo stato attuale dei transiti su questa linea e lo stato probabile o almeno possibile.

Per assestare un poco le idee, ed intercettare ogni mescolanza dell’immaginazione in un affare di conto preventivo, facciamo cosi: sulla carta geografica d’Europa si diramino da Milano tre linee, l’una verso Genova, l’altra verso Lione e la terza verso il Reno. Parimente tre linee simili si diramino da Venezia o da Trieste, l’una verso Vienna, l’altra verso Belgrado e Odessa, l’altra verso la bocca del Golfo Adriatico.

Una persona, a cagion d’esempio, che venisse dall’Austria o dalla Russia potrebbe percorrere la linea di Trieste, Venezia e Milano; e riprendendo quindi la primiera direzione trasversale, potrebbe giungere comodamente per Genova alle coste di Provenza, di Catalogna e a tutta quella parte del Mediterraneo, a Gibilterra, all’Atlantico, ecc. Parimenti chi venisse lungo l’Adriatico dalla Grecia o dall’Apulia a Venezia, giunto di là in poche ore a Milano potrebbe ripigliare la sua direzione trasversale verso Ginevra, la Francia, l’Olanda, l’Inghilterra.

Ognuno vede però che questa è strada più da passaggieri che da mercanzie.

16.

Ho nominato Belgrado e Odessa; e ciò sembrerà fuori di proposito. Mi si abbia la pazienza di osservare un istante, che continuando per mare da Venezia a Trieste, e superate quindi le Alpi Giulie che sono le più facili di tutte e sembrano già