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possessore di non lieve capitale. Allora invece di lasciarsi vincere dalla sete dell’oro, e rimanere in paese straniero, deliberò di tornarsene in patria, dove lo attirava l’unico affetto che facesse battere il cuor suo, lusingandosi, ora che non era più povero, di poter aspirare a possedere colei che amava. Ed il ritrovare il Gerli in quel miserando stato non avealo già fatto mutar di proposito, chè anzi sempre più ebbe ravvivata in lui la fiamma.

Intanto alla cascina il bisogno stringeva, e si andò innanzi con la vendita del quadro delle due poverette, che fu profusamente pagato, e con qualche altro sussidio che Tommaso faceva sembiante di procurarsi, senza che le fanciulle neppure sospettassero tutti quegli aiuti venir loro da Paolo. Il quale, d’accordo col buon domestico, usava di tutta la più squisita delicatezza perchè nessuno in famiglia supponesse quale si fosse la mano che li soccorreva: tanto più che il suo operare era mosso più dalla gratitudine che nutriva verso il suo benefattore, che dall’affetto della fanciulla.

Il quinto giorno dall’arrivo del giovine, Maurizio si sentì meno affranto, e le ragazze colsero il destro per annunziargli gradatamente il ritorno di Paolo. Ammesso a riabbracciare il suo benefattore, non puossi ideare quanto egli fosse commosso nel ritrovarlo tanto rifinito e cangiato da riconoscersi appena. Maurizio ne fu intenerito come se rivedesse un figlio, e ad un tempo riconsolato; talchè, sebbene in preda ad una leggiera convulsione che facevalo tremare e lagrimare, giunse la sera senza ch’egli fosse caduto nel solito languore. Paolo, giovine, vigoroso, dall’aspetto intelligente e penetrante, parea che in quel giorno avesse,