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— Bizzarra idea di quel tale amico del babbo, — rispose Sofia con una certa inflessione di voce, perchè la Geppina non intendesse, — nello averti pregato di ritrarre la Meloria. Davvero si direbbe che quella tinta rossastra sia il riflesso del sangue che vi si sparse.

— Chi sa, riprese Emilia, che quel signor Zaccaria non sia nipote dell’ammiraglio di tal nome che comandava la riserva de’ Genovesi il dì della battaglia della Meloria, e voglia ritratta l’isola come un ricordo di famiglia?

— Che cosa è successo alla Meloria? — con un accento pieno d’ingenuità domandò la Geppina che non s’intendeva gran fatto di storia.

— Non ora, Geppina; si parlava d’una battaglia navale fra genovesi e pisani avvenuta presso la Meloria sei secoli fa — rispose Sofia.

— Ih! è antica quanto il mondo! Perchè non me la narri?

— Volentieri, cara Geppina.

— Non potresti invece leggere la descrizione che ne facesti quando il babbo ce la diede per tema chiese Emilia alla sorella.

— Sì, seguirò il tuo consiglio, cara Emilia. — In ciò dicendo Sofia si alzò, entrò in una camera attigua, e tornò con un quaderno nelle mani. Sedutasi di nuovo, così prese a leggere:

— Ai tempi dalla storia distinti col nome di medio evo, molte delle città italiane, e particolarmente quelle che prospettano il mare, erano potenti quanto grandissimi regni, sebbene ciascuna fosse alla testa di piccoli stati che governavansi a repubblica. Fra queste, alla fine del XIII secolo potentissime erano Venezia,