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il lavoro delle loro mani corresse per la piazza come mendicando un pane.

Le figliuole lessero quasi per intuizione sul volto del padre quel pensiero, ed Emilia affrettossi a dire. — Nessuno lo saprà, sai, babbo; acqua in bocca: Tommaso di tanto in tanto porterà in città un nostro quadretto; dirà che lo ha ricevuto... da Firenze, per esempio; e siccome non saremo difficili sul prezzo, e sceglieremo soggettini simpatici, v’è a sperare che ne otterremo la vendita senza che alcuno sappia donde venga il lavoro.

— E poi, babbo, soggiunse Emilia, tu stesso quando da principio dopo la disgrazia t’accorgevi che noi eravamo afflitte del vederti occupato da mattina a sera sulle scritture degli altri, non ci ripetevi che il lavoro, qualunque esso sia, onora l’uomo? E perchè non deve onorare anche la donna?

Non v’ebbe d’uopo di molti altri argomenti perchè Maurizio s’inducesse a concedere alle figlie il desiderato permesso; ed il quadro — Il seppellimento di un amico — con grande mistero venne affidato a Tommaso. Il quale condottosi in città, tanto si adoperò con la naturale sua loquacità, che ne ottenne la vendita a prezzo vantaggioso; ma fu miracolo che non dicesse da quali mani era dipinto, in ispecie quando sentì dal compratore mirabilia sul quadro, e sull’ingegno dell’incognito artista.

Tornato alla cascina tutto festoso narrò il fatto al Gerli ed alle figlie, e deponendo sul tavolino dieci napoleoni d’oro: dicasi poi, esclamò, che i proverbi non sono vangelo: «impara l’arte e mettila da parte.» E questo è nulla, signorine, chè già abbiamo commissioni in moto. Il compratore, che si