Pagina:Renazzi - Fra la favola e il romanzo, 1874.djvu/52


— 37 —

ha pregato il Gerli, che questi provvisoriamente s’è indotto ad accettare l’ospitalità nella casa del suo antico servo. In essa adunque vivono Maurizio, le figlie, Tommaso e la Caterina. Questi due non è a dirsi quanto gareggino fra loro per rendere meno grave ai padroni qualunque privazione. E qui è da notare quanto grande dovesse essere la virtù e la forza morale non solo di Maurizio, ma delle due buone fanciulle, che dall’agiatezza e da tutte le comodità della vita, trovatesi di repente nello stato più meschino, sapevano far buon viso alla loro mala fortuna, e sopportavanla con dignità e con animo sereno.

E gli amici?... Fa che la ruota giri e ti precipiti al basso, la più parte di essi ti mirano dall’alto, ma dicono d’avere la vista miope e che non t’hanno ravvisato, e passano oltre. Nondimeno da principio alcuni di loro, che nutrivano affetto per il povero Maurizio, presero grande interesse alla sua disgrazia, poi chi per le proprie faccende, chi per rilassatezza, chi per egoismo, un poco alla volta si allontanarono. Solo Geppina, come amica delle figlie, costantemente una volta la settimana veniva a star la giornata in loro compagnia, sebbene abitasse alla contraria estremità di Livorno.

L’unico mobile che Maurizio, per la delicata generosità d’un creditore, aveva potuto conservare di tutte le sue ricche suppellettili, era il pianoforte, un perfetto istrumento di Pleyel. Da esso, nelle lunghe sere d’inverno, che già inoltravasi a lunghi passi Sofia ed Emilia cavavano talvolta soavissime melodie; cosicchè ne traevano qualche diletto, molcendo ad un tempo l’addolorato cuore del padre, che non sempre riusciva a dissimulare quanta amarezza di-