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larono; e dubbioso di quanto avea letto, si passò una mano sulla fronte, e tornò a gettarvi sopra lo sguardo. Un pallore mortale gli si sparse nel volto; una specie di sfinimento lo colse, e lasciossi cadere di peso, come se gli spiriti lo abbandonassero, sul vicino seggiolone. Rimase in quello stato alquanti minuti, finchè emettendo un profondo ed angoscioso sospiro balbettò: — Dio mio, Dio mio! quale sventura.... — Vinto quel primo istante di abbattimento sollevò il telegramma, e nuovamente lo lesse a sillaba a sillaba quasi compitando.


Cette. Maurizio Gerli. Livorno. Ieri ore 5 pomeridiane Brik Costanza naufragato. Tutto perduto. Equipaggio salvo. Notizie lettera.

Capitano Franceschi.


In preda a sempre crescente costernazione, senti le lagrime affluire agli occhi e mentre queste scorrevangli abbondanti sulle gote, egli diceva: — Quale sventura! povero me, povero me! Di repente gli risovenne dell’equipaggio e riguardando al telegramma quasi a proprio conforto: equipaggio salvo, equipaggio salvo — andava ripetendo, e dal seggiolone lasciandosi sdrucciolare con un ginocchio a terra, giunte le mani sclamò: — Dio, ti ringrazio che nel colpire me, hai risparmiato la vita dei miei marinai, e salvato dal lutto e dalla desolazione le loro famiglie. — Poi ripensando a sè stesso: — ma dunque tutto è perduto! Forse la ruina della mia famiglia! No: coraggio, Maurizio, attendiamo altre notizie. Forse...... si telegrafi di presente a Marsiglia, e per questa sera nulla si trapeli di questo infortunio. Coraggio, sì,