Pagina:Renazzi - Fra la favola e il romanzo, 1874.djvu/34


— 19 —

sotto quel velo, e mentre ne domandava alle figlie, Sofia, la maggiore, ne fece dono al padre con queste parole. — Caro babbo, questo che tu vedi è un piccolo presente che Emilia ed io ti offriamo oggi che è il giorno tuo natalizio. È lavoro delle nostre mani, ma il cuore lo diresse; giudica tu se esso si è ingannato. —

Il signor Maurizio, avvicinatosi al quadro, sollevò la piccola tenda, ed a prima vista ebbe a venir meno per la commozione. Poi lo fissò lungamente: i suoi occhi si colmarono di lagrime, e volgendosi ad Emilia e Sofia che gli stavano da lato:

— Oh giorno, oh giorno benedetto, esclamò, nel quale fui il più felice de’ mortali... chi avrebbe allora pensato che tanto corta aveva ad essere la mia felicità? Oh! Berenice!... — e stava per piangere, ma, guardando con affetto ineffabile le figlie, seguitò. — Oh diletta consorte, da me separandoti, per non vedermi disperato, mi lasciasti una parte di te in queste nostre creature; esse ti somigliano per la bontà, pel candore, per l’amorevolezza... ebbene coraggio, tu ci proteggi dal cielo ove un giorno saremo ricongiunti. —

Passata quella prima emozione, il Gerli prese a considerare meglio il dipinto, e non rifiniva dal fare elogi alle due figlie per la maestria con cui era condotto, per la scelta del soggetto, e per la somiglianza de’ personaggi. Ma le due fanciulle affrettaronsi a render conto al padre loro della gran parte che nella scelta e nella esecuzione aveano avuta i due buoni domestici. E siccome questi seguitavano a tenersi in disparte, asciugandosi col rovescio della mano qualche lagrimetta, il Gerli disse loro: — Qua, qua,