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sala quando sopravvennero altri convitati, fra i quali una giovinetta loro grande amica. Il numero era compiuto, e solo attendevasi l’arrivo del padrone di casa. Ad ogni piè sospinto, ad ogni benchè lieve romore, le sorelle volgevansi alla porta tutte ansiose di veder giungere il padre. Finalmente quella benedetta porta si schiuse ed il Gerli comparve con volto atteggiato a meraviglia, quasi dir volesse: — a che tanti preparativi, a che questa gente? — Ma le figlie non dierongli agio di far alcuna domanda, e di volo gli si avvinghiarono amorevolmente al collo, una a destra e l’altra a manca, ripetendogli: — Dio ti conceda ogni bene, caro babbo. Egli esaudisca i tuoi desideri, e ci tenga sempre a te unite. — E tutti i convitati a ripetere andando verso lui: — cento di questi giorni, caro Maurizio: il cielo vi conservi ogni prosperità.

Il Gerli, come trasognato, cercava la ragione di tanti augurì, quando sovvennegli del suo giorno di nascita. Abbracciate allora le due fanciulle, le strinse al cuore e baciolle in fronte con grande effusione dicendo loro: — grazie, grazie mie buone figliuole — e stesa la destra ai circostanti, ripeteva: — ed anche a voi grazie, miei cari ed antichi amici. —

Smaniose le due sorelle di mostrare al padre l’opera loro, chiesero per un istante ad essi licenza, e lo condussero nel gabinetto dove era preparato il quadro. Caterina e Maso stavan quasi in agguato vicino alla porta, studiando il momento in cui le signorine vi sarebbero venute col padrone, ed entrarono di soppiatto appresso ad esse. Al Gerli, leggendo la scritta — Il ritorno da Montenero — mai non sarebbe venuto in mente quale oggetto si nascondesse