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compiuti, e giunse il giorno 17 Ottobre dagli alleati destinato per un attacco generale contro Sebastopoli. Il cielo cominciava ad imbiancare per l’alba nascente ed il segnale di aprire il fuoco venne dato con tre razzi lanciati in aria.

Di repente odesi simultaneo il fragore di più centinaia di cannoni, che da ogni lato fanno bersaglio de’ loro colpi l’assediata città. I Russi rispondono con altrettanto vigore e con artiglierie assai più numerose e possenti. Il rimbombo era spaventevole, infinito. Il fumo come se sorgesse da immensa voragine, oscurava il cielo. Il rombo delle palle, lo scoppiar delle bombe, il sibilo della mitraglia assordavano l’aria. Il suolo n’era scosso come per terremoto. Da per tutto morti, feriti, strage, ruina da far tremare i più animosi. La notte sola pose fine a tanto sterminio, senza che gli assedianti avessero conquistato la bersagliata città. Il giorno seguente fu deciso di por mano a nuovi lavori d’approccio, ed a giganteschi preparativi per tornare con miglior fortuna all’assalto di quei formidabili baluardi.

E Zaccaria? Oh il povero Zaccaria! Quel primo giorno ebbe a morire dallo spavento. Un tremito irresistibile s’impossesso delle sue membra. Gli attendamenti e le baracche erano discoste dal fuoco, è vero; ma spessi proiettili perduti li sorpassavano sinistramente rombando, o ruzzolavano a sbalzi in quei dintorni. Nè valsero rimostranze, nè preghiere del caporale e neppure del tenente Roberto, il quale stava inoperoso perchè le milizie di fanteria non prendevano parte all’azione, a stanarlo di mezzo a varie botticelle dove erasi rifuggito. Egli ripensava al pollaio di santa Maria Maggiore, al bugigattolo del vicolo di